Le fasi del processo infettivo

  1. CONTAGIO: in linea generale un’infezione, e quindi la malattia, avviene attraverso un contagio, in cui abbiamo dapprima una contaminazione, la quale consiste nel trasferimento di germi sulle superfici cutanee o su qualsiasi oggetto; poi abbiamo un’adesività che consiste in un’interazione con carattere di irreversibilità tra la superficie del microrganismo e la superficie delle cellule epiteliali, muco e matrice extracellulare. Tutto questo dipende da:
  • differenziato tropismo cellulare e tessutale;
  • diversa sensibilità in rapporto all’età e alla specie;
  • specificità genetica.

Una volta che il microrganismo ha contaminato e adeso alle nostre strutture cellulari, l’organismo se non è contrastato dalla risposta immunitaria è in grado di invadere.

2. INVASIONE E DIFFUSIONE: può avvenire direttamente nei tessuti bersaglio, per cui il microrganismo patogeno ha uno spiccato tropismo, oppure attraverso la via ematica e linfatica può raggiungere secondariamente questi tessuti, Per cui se vogliamo vedere le varie fasi del processo d’invasione di diffusione del microrganismo, avremo dapprima:

  • entrata: dipende dal reciproco riconoscimento di strutture della cellula ospite e del parassita;
  • sopravvivenza: il microrganismo si deve opporre alle resistenze dell’organismo;
  • moltiplicazione;
  • liberazione: nel caso di microrganismi che crescono nella cellula;
  • transito: da cellula a cellula, da tessuto a tessuto.

L’educazione fisica nel fascismo

Nel corso del ventennio che va dal 1922 al 1943, l’Italia si è trovata di fronte al primo regime autoritario che, dopo la prima guerra mondiale, si definì totalitario.

L’uomo da cui nacque tutto ciò era Benito Mussolini, il quale attraverso l’utilizzo della propaganda, riuscì a dominare incontrastato sia come capo del governo che come duce del fascismo. Qualsiasi tipo di volere del duce, veniva trasmesso tramite i prefetti, e se qualcuno mostrava del disaccordo verso le sue proposte, la polizia di stato avrebbe provveduto subito a reprimere ogni dissenso. Dunque tutti dovevano per forza aderire al partito fascista per poter ottenere una collocazione nell’apparato statale. Di tutti i mutamenti che si verificarono per volere di Mussolini: per ciò che concerne il ruolo della chiesa, la riforma economica (che salvò l’Italia dalla sua arretratezza) e la politica estera, ci concentriamo su un aspetto essenziale ovvero sulla manipolazione dei cittadini attraverso la cultura e la comunicazione di massa. Il duce, infatti, diede vita a degli organismi collaterali e a numerose organizzazioni giovanili che svolsero il compito di creare consenso verso il regime.

Mussolini aveva in mente una determinata figura dell’italiano ideale, la quale non doveva somigliare a quella del borghese troppo attaccato ai soldi: l’uomo nuovo doveva essere combattente e virile e per ottenere questa figura bisognava controllare lo sviluppo dell’italiano medio sin dalla scuola. Nel 1923 nacque la riforma Gentile che era incentrata sull’apparato scolastico: per favorire la nascita di personalità sempre più conformi al fascismo, vennero introdotti dei libri di testo specifici e gli insegnanti furono costretti ad aderire al fascismo e sottoposti a una stretta sorveglianza. Bisogna però sottolineare che nessun insegnante fece una vera e propria opposizione, anzi continuarono il loro insegnamento così come lo effettuavano prima dell’avvento del regime dimostrando però un consenso generale nei suoi confronti. Con l’introduzione della riforma Gentile, l’educazione fisica viene organizzata e gestita da un organismo indipendente, al di fuori della burocrazia ministeriale, pur lasciando gli studenti alle dipendenze della scuola: nel 15 marzo del 1923 viene istituito

l’ENEF (Ente Nazionale per l’Educazione Fisica). Una volta che l’educazione fisica era obbligatoria, sorsero dei problemi perché era anche d’obbligo il pagamento delle tasse per la partecipazione. Inoltre le poche palestre disponibili comportavano il fatto che gli insegnanti si trovavano a addestrare anche oltre cento unità alla volta. L’ENEF dunque non portò innovazioni per le sue perfezioni organizzative, dato che su questo aspetto le prospettive erano pessime, piuttosto Mussolini era convinto che un regime per essere invincibile doveva dimostrarsi all’avanguardia in ogni campo, e quello sportivo era ottimo per poter manipolare il popolo verso i suoi ideali. L’Enef però era solo la prima fase di questa tattica manipolatoria: quando si sciolse venne sostituita dall’ONB.

Entrando più nello specifico, le organizzazioni di cu si servì il duce, furono molte ma quella di maggiore spicco era l’O.N.B. (Opera Nazionale Balilla) di Renato Ricci. Questa organizzazione nacque nel 1926 per mezzo di Ricci (al quale Mussolini assegnò l’incarico di sottosegretario all’istruzione)e voleva la partecipazione di ragazzi dagli otto ai diciotto anni, donando loro un supplemento di educazione fisica e insegnamenti di tipo militare e inoltre inculcavano dottrine ideologiche.

Attraverso l’insegnamento dell’educazione fisica da parte dell’ONB si voleva infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell’educazione militare, renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di “fascisti del domani”.

“Dopo un primo periodo sperimentale, l’ONB venne stabilmente suddivisa, per età e sesso, in vari corpi:

Esterni all’ONB vi erano i movimenti d’età superiore:

Le divise dell’ONB erano caratterizzate da una camicia nera, fazzoletto azzurro, pantaloni grigio-verde e da una fascia nera. Inoltre nelle esercitazioni si usava sempre un moschetto che per i più piccoli era in forma di giocattolo. Bisogna comunque sottolineare che l’organizzazione non ricevette mai più del 50% delle adesioni.

Un’altra organizzazione che seguì a quella Balilla, fu l’Accademia Fascista della Farnesina che sorse nel 1928. Questo era un istituto volto alla formazione di insegnanti di educazione fisica per le scuole e istruttori ginnico-sportivi ed era la stessa ONB che, per mancanza di insegnanti, portò Ricci a trasformarla in un’accademia che si occupava solo della formazione maschile. Per poter entrare in questa accademia bisognava iscriversi obbligatoriamente al partito fascista e che il fatto di aver ricevuto in precedenza un’istruzione nell’ONB fosse una marcia n più per poter essere selezionati divenendo o dirigenti o insegnanti. Le materie cambiarono poiché si fece spazio alla pedagogia, alla letteratura e qualsiasi altra materia nel campo politico e sociale rendendo ancor più evidente la volontà di Mussolini di diffondere l’ideale fascista. Dopo un tentativo fallito di riforma per poter allungare a 4 anni invece che a 2 l’istruzione nell’accademia, nacque la Gioventù Italiana del Littorio (GIL).

 Mentre in passato l’Accademia era sotto il controllo del Ministero dell’educazione Nazionale e dell’ONB, la GIL divenne organo integrante del Partito Fascista. Questa nuova organizzazione per la formazione nel campo dell’educazione fisica, si caratterizzava da corsi triennali; rivolta al genere maschile; obbligo di studio di una lingua straniera, e le materie vennero organizzate in quattro sezioni: politica, militare, biologico–scientifica e ginnico–sportiva. A differenza di tutti gli altri istituti superiori, il diploma dell’Accademia non veniva rilasciato in nome del Re Imperatore, ma in nome del duce. Si accedeva all’Accademia tramite un concorso pubblico, dimostrandosi validi dell’ingresso nell’istituzione dal punto di vista morale, politico, razziale, personale e familiare. Le domande per partecipare al concorso di selezione non erano presentate direttamente dai candidati ma attraverso i comandi locali della GIL che già selezionavano chi, a loro parere, fosse più adatto per frequentare i corsi dell’Accademia della GIL Dal 1938 l’appartenenza alla razza ariana italiana divenne un requisito essenziale per l’ammissione, mentre i ragazzi ebrei presenti in istituto furono espulsi.

L’ultimo atto che segnava la trasformazione radicale della riforma Gentile, era rappresentato da una carta stesa dal Ministro dell’educazione Giuseppe Bottai. Egli affermò appunto che tale riforma non era più consona alla rappresentazione degli ideali fascisti perché Bottai voleva convogliare la massa all’interno dell’istruzione scolastica, e lo fece creando per l’appunto una scuola popolare al fine di ottenere dei lavoratori disciplinati e fedeli al regime. Era obbligatorio aderire al regime e dunque Bottai fece più una riforma per la politica che per l’educazione in se. Ciò che è essenziale sapere è che lo studio doveva essere associato all’addestramento sportivo: fra le varie discipline scolastiche, infatti, l’educazione fisica rivestiva grande importanza, testimoniata anche dalla regolare organizzazione, da parte dell’Opera Nazionale Balilla, di numerosi tornei studenteschi. Le gare sportive contribuivano, ormai da qualche tempo, a formare nella gioventù uno spirito battagliero e il desiderio di cogliere con la vittoria un ambitissimo primato qualità irrinunciabili ai fini della mentalità fascista. Un esempio relativo all’utilizzo dello sport come mezzo di propaganda che rendeva onore alla patria, donandole un’immagine più che positiva, era il volere di Mussolini nel voler promuovere i giochi olimpici nel 1940 col fine di celebrare il ventesimo anniversario del regime.

In conclusione non si può che sottolineare ancora una volta che lo sport è stato un mezzo di propaganda molto potente che ha contribuito alla maestosità del famoso ventennio fascista.

Osteoporosi e sport

Lo scheletro svolge differenti funzioni: strutturali, meccaniche, protettive metaboliche, di sostegno, permette il movimento, favorisce l’emopoiesi ed è una riserva di deposito di sali minerali.
Il nostro sistema scheletrico, infatti, sostiene capo, arti e tronco; permette il movimento del nostro corpo nello spazio, attraverso la contrazione dei muscoli che attraverso i tendini si inseriscono sulle ossa; protegge i nostri organi interni; rappresenta una riserva sostanziosa di calcio e fosfato; favorisce la formazione di globuli rossi.
L’ osso del corpo umano si differenzia in corticale e trabecolare, le cui quantità variano da nei vari sistemi scheletrici. Le strutture corticali donano robustezza e si ritrovano particolarmente importanti nelle diafisi delle ossa lunghe, mentre quelle trabecolari garantiscono l’elasticità ossea e le troviamo soprattutto a livello di vertebre, coste e cranio.
A livello istologico, possiamo parlare di osteoblasti, osteoclasti e osteociti, ovvero le cellule ossee, ognuna delle quali svolge una differente funzione.
Gli osteoblasti hanno il compito di generare nuova matrice ossea, gli osteoclasti al contrario si occupano di riassorbire l’osso, mentre gli osteociti mantengono l’integrità della struttura e permettono di percepire lo stress meccanico. Di recente è stato anche dimostrato che queste cellule partecipano in maniera attiva al rimodellamento osseo.
La matrice extracellulare è costituita da fibre di collagene tipo I e da proteine non collageniche (glicoproteine, proteoglicani) e da una componente inorganica di cristalli di idrossipatite.
L’ osso non è un tessuto inerte come magari si potrebbe pensare, ma è piuttosto un tessuto dinamico che nel periodo dell’accrescimento si modifica continuamente, mentre nell’età adulta avviene una continua sostituzione che permette di riparare i danni delle ossa sottoposte a carico e in tal modo si previene il loro eccessivo invecchiamento. Tutto ciò attraverso un processo chiamato “rimodellamento”.
Il rimodellamento osseo avviene in tre fasi che si susseguono in sequenza:


– riassorbimento;

– fase intermedia;

-neoformazione.

Esistono diversi fattori che possono promuove in maniera positiva la generazione di nuovo tessuto osseo e possiamo dividerli in meccanici e umorali. Gli stimoli meccanici favoriscono la determinazione delle dimensioni, forma, microarchitettura dell’osso, in tutte le fasi della nostra vita.
La massa ossea si determina considerando la sua dimensione e la densità. Nell’adolescenza si ha un forte aumento della massa ossea, che si consolida nell’età adulta e diminuisce nella vecchiaia. I fattori che vanno a incidere sul picco della massa ossea sono di derivazione genetica, genere, etnia, dietetici, ormonali e l’esercizio fisico.
L’esercizio fisico dev’essere ben dosato nella sia frequenza e nella sua intensità, al fine di ottenere risultati positivi, e risponde molto bene soprattutto nei casi in cui viene lasciato un giorno di riposo tra una seduta di allenamento e l’altra o comunque nel momento in cui aumenta lo stress meccanico, rispettando sempre il principio della progressione.
L’ alto impatto è una chiave fondamentale per favorire l’adattamento dell’osso allo stress.
Diciamo che prevenire è sempre meglio che curare, in questo caso, soprattutto per le donne che dopo la menopausa accelerano rispetto all’uomo il raggiungimento della condizione di osteoporosi.
L’ osteoporosi è una malattia di natura metabolica che si caratterizza per la diminuzione di contenuto minerale all’interno dell’osso. Possiamo distinguere l’osteoporosi in primaria e secondaria.
L’ osteoporosi primaria si distingue in idiopatica, di tipoI o post menopausale, di tipoII o senile.
L’ osteoporosi secondaria, costituisce il 5% dei casi e si può associare ad altre malattie, uso prolungato di farmaci, immobilizzazione protratta.
Le donne sono otto volte più predisposte rispetto agli uomini, perché le ossa sono meno dense rispetto a quelle degli uomini e quindi sono capaci di sostenere una minor perdita. Oltre a questo, esiste anche un altro fattore che incide ed è il ruolo degli estrogeni. Questi favoriscono la stimolazione degli osteoblasti e mantengono la densità ossea. Dopo la menopausa, la produzione di tali ormoni cala drasticamente e quindi le donne perdono ogni anno dal 3 al 5% di massa ossea per diversi anni. Oltre i 65 anni, di conseguenza è molto facile per il sesso femminile soffrire di osteoporosi.
La mancanza di esercizio fisico se non svolto di frequente o totalmente trascurato, aumenta la probabilità di incontrare questa patologia, dato che è proprio lo stress meccanico che può provocare un positivo rimaneggiamento dell’osso. Questo è un fattore da non trascurare, perché è proprio grazie ad essa che in persone anziane si può invertire la tendenza e far persino aumentare la massa corporea.
L’ esercizio fisico, oltre a produrre stress meccanici, aumenta la secrezione di ormoni anabolici, che favoriscono la risposta adattiva dell’osso ed ormoni stress osteogenetici. Diversi studi hanno dimostrato una positiva riduzione di fratture al femore e vertebrali in donne attive rispetto a coetanee sedentarie. Dunque lo scopo dell’esercizio fisico in relazione a questa problematica è quello di incrementare la massa ossea e muscolare, stimolare la meccanica dinamica e utilizzare la forza di gravità.
Nel caso delle persone affette da osteoporosi vi sono diverse limitazioni nella scelta dello sport da praticare, in particolar modo sono da evitare tutti quegli esercizi che prevedono la flessione del busto in avanti, poiché in questo modo anche senza alcun sollevamento di carichi esterni, si possono generare fratture da compressione delle vertebre.
Biomeccanicamente parlando, l’osteoporosi comporta un aumento della cifosi, la quale genera uno svantaggio per gli erettori spinali. Per tale motivo è necessario allenare tale gruppo muscolare al fine di evitare un ulteriore peggioramento del rischio di caduta. In tal caso si deve favorire l’allenamento assumendo la posizione prona, per sfruttare l’angolo di contrazione e prevenire fratture vertebrali.
L’osteoporosi è una patologia che comporta anche una limitazione dell’escursione articolare, di conseguenza l’attività proposta, dovrà basarsi su esercizi che favoriscono la mobilizzazione articolare e l’allungamento muscolare.
Nei programmi è fondamentale inserire esercizi di stretching segmentari e della catena cinetica interessata con posture di allungamento, il tutto con lo scopo di ridurre tensioni, contratture e accorciamenti muscolari e mantenere la flessibilità.
Promuovendo l’allungamento di alcuni gruppi muscolari, si favorisce il mantenimento di una postura corretta, antigravitaria, e riduce le forze che agiscono sulle già compromesse articolazioni.
Esiste caso e caso e di conseguenza è necessario rivolgersi a un personale competente per guidarvi e fornirvi le corrette istruzioni su come alzarvi, sdraiarvi, sedervi, camminare e così via.