Importanza dell’esercizio fisico nell’anziano sarcopenico.

L’invecchiamento è un processo fisiologico durante il quale si verifica un graduale decadimento delle funzionalità dei nostri organi, apparati e dell’intero organismo, comportando l’insorgenza di molteplici patologie che vanno ad incidere negativamente sulla qualità della vita, con conseguente perdita dell’autonomia personale.

Tra gli apparati su cui possiamo intervenire maggiormente per rallentare lo sviluppo delle problematiche caratteristiche della terza età possiamo citare quello muscolo scheletrico, il quale va particolarmente incontro a dei cambiamenti della composizione corporea, indotti dalla sarcopenia.

Per sarcopenia intende la riduzione della massa del muscolo scheletrico, che a livello istologico e biologico si traduce nella riduzione del numero di fibre muscolari essenzialmente di tipo II e un aumento della percentuale di fibre atrofiche restanti. La sarcopenia è la conseguenza di processi multifattoriali, che riducono la capacità di rigenerazione delle fibre muscolari danneggiate.

Nel 2010, l’EWGSOP ha stabilito delle linee guida diagnostiche specifiche, basandosi sulla riduzione di tre componenti principali: massa muscolare, forza muscolare e performance fisica.

La ‘’pre-sarcopenia”, cioè la ridotta massa muscolare scheletrica, quando è abbinata ad una riduzione di almeno una delle altre due componenti determina la condizione definita “sarcopenia”; la concomitante riduzione di massa, forza e performance muscolare invece definisce la “sarcopenia severa”; successivamente, l’IWGS ha integrato la definizione di sarcopenia focalizzandosi sull’impatto negativo del tessuto adiposo sulla massa e la funzione muscolare (obesità sarcopenica).

La sarcopenia resta comunque un normale processo fisiologico legato al tempo e pertanto non si può in ogni caso pensare di arrestarla in maniera definitiva, attraverso la pratica dell’attività fisica. Ciononostante, la scarsità di movimento tipica di uno stile di vita sedentario e, soprattutto, l’assenza di carichi di forza sul muscolo ne accelerano la progressione, poiché l’inattività aumenta il catabolismo proteico, riduce la capacità di reclutamento muscolare e facilita i fenomeni di denervazione.

L’attività fisica praticata in passato (soprattutto con carichi di forza/potenza) costituisce un fattore di protezione contro la sarcopenia, rallentandone l’insorgenza e l’evoluzione, specie se accompagnata da un’adeguata nutrizione.

L’essere umano è nato per muoversi, pertanto, è bene promuovere dei programmi di esercizio fisico adattato per prevenire la sarcopenia, contrastando la perdita di massa magra e di forza. In questo modo si otterrà il miglioramento della qualità della vita del paziente.

Prima di addentrarci nei protocolli di esercizio fisico è importante descrivere la fisiologia alterata tipica del muscolo sarcopenico: una delle più importanti cause endogene della sarcopenia è correlata alla perdita della stimolazione indotta dai motoneuroni Alfa sul muscolo, per via di un decremento negli anziani del numero delle unità motorie e funzionali le placche motrici presentano un ridotto numero di pliche subpsinaptiche e un ispessimento delle unità rimanenti. La modifica dell’unità motoria sembra essere causata dalla denervazione selettiva delle fibre muscolari, in particolare, quelle di tipo IIb seguite da reinnervazione con rami assonali di unità motorie vicine. Questo processo porta ad una perdita di fibre e unità motorie e funzionali con riduzione netta di fibre di tipoII rispetto al tipoI.

Altre alterazioni neurologiche legate alla sarcopenia sono: riduzione dei terminali nervosi; frammentazione della giunzione neuromuscolare; riduzione del rilascio del neurotrasmettitore e diminuzione del numero di recettori per l’acetilcolina.

Oltre a ciò, abbiamo anche il declino della sintesi rilascio a livelli sierici degli ormoni anabolizzanti quali GH, steroidi sessuali; alterazione del metabolismo proteico (captazione e utilizzo di aminoacidi); diminuzione delle BMPS; diminuzione irisina; aumento di miostatina, IL6 E IL7.

L’esercizio fisico, soprattutto nella terza età, deve essere ben calibrato, perché se viene effettuato oltre le capacità possibilità del soggetto in questione può portare a delle conseguenze svantaggiose che incidono ancor più negativamente sulla qualità dei tessuti. Questo perché a livello del microambiente si crea un aumento dello stress ossidativo con aumento dei radicali liberi e conseguente morte delle fibre muscolari per apoptosi o per necrosi. La formazione dei ROS è normale e si risolve tramite una condizione di equilibrio tra ROS e agenti detossificanti. Se ciò non si verifica, si va incontro alla morte delle miofibre. Nell’anziano ciò è ancor più spiccato e contribuisce al declino muscolare.

L’allenamento fisico, se ripetuto nel tempo, aumenta stimolando il pathway m’Tor una produzione continua di proteine e un aumento del turnover del tessuto muscolare, cosa che risulta interrotta nei sedentari (PLASTICITA’ MINORE). Ad attivare questo meccanismo interviene l’IGF1, che viene secreto in circolo da parte del fegato almeno nelle prime fasi dell’esercizio; Catecolamine e carico meccanico attivano in maniera AKT-dipendente m’Tor, che avvia la sintesi proteica + vie del calcio dipendenti + NFAT per switch fibre.

Infatti, c’è una differenza sostanziale tra l’anziano attivo e l’anziano sedentario, perché rispetto ai loro omologhi sedentari gli anziani fisicamente attivi sviluppano maggiore forza isometrica muscolare e presentano pertanto una morfologia muscolare conservata e una migliore mobilità. Anziani sedentari =denervazione ; Anziani attivi = reinnervazione fibre e conservazione funzione muscolare.

Come si diagnostica la sarcopenia?

  • Massa muscolare: TC, RM, DEXA, BIA;
  • Riduzione forza: HANDGRIP CON DINAMOMETRO;
  • Performance fisica: VELOCITA’ CAMMINO;
  • BATTERIA TEST SPPB: EQUILIBRIO STATICO; VELOCITA’ CAMMINO; SIT TO STAND.

Tra i principali effetti dei training di forza nei soggetti senior abbiamo lo sviluppo della forza e l’aumento della massa muscolare scheletrica, il che va a ritardare lo sviluppo della sarcopenia a cui si va inevitabilmente incontro con l’avanzare dell’età.

L’allenamento di forza è anche positivo nel contrastare le conseguenze patologiche che incidono soprattutto a livello metabolico, cardiovascolare, osseo e favoriscono la riduzione del grasso viscerale, ma non si riducono a questo. la quasi totalità degli autori consultati continua a sottolineare il forte legame tra il mantenimento dei livelli di forza muscolare con prolungamento dell’autonomia e la riduzione del rischio di disabilità. La capacità di forza assume maggiore importanza riguardo il prolungamento dell’autonomia del senior e la conservazione dei suoi livelli di mobilità; limitandoci ai rapporti tra le capacità di esprimere contrazioni di tipo rapido e le performance di equilibrio, tali rapporti funzionali evidenziano la correlazione stretta tra la capacità di esprimere rapide contrazioni con carichi pari al 40% 1RM e le prestazioni di equilibrio, anche in soggetti senior istituzionalizzati. Da quanto si conosce in termini di allenabilità del sistema neuromuscolare, alcuni autori di importanti review sul tema, asseriscono con decisione come vi sia nel senior la medesima capacità di adattamento ai carichi di forza di un soggetto giovane, in termini di modificazione del livello iniziale di forza a seguito di un training specifico: si è constatato infatti come l’allenamento della forza in individui over 60, sia in grado di aumentarla con conseguente aumento della massa muscolare e del reclutamento di unità motorie; la massa muscolare può essere incrementata attraverso training di forza a condizione che esso presenti un’intensità pari al 60% fino all’85% di 1RM e che sia condotto per un periodo minimo di 6-9 settimane.

I vantaggi ottenuti attraverso il training di forza sono individuabili sia nella capacità di prolungare la massima distanza coperta col cammino, sia nella riduzione del tempo necessario a passare dalla stazione seduta a quella eretta, sia una maggiore e migliore mobilità generica individuale; vi sarebbe anche una concreta ed evidente risposta ipertrofica nell’ordine di circa il 10% sia per le fibre di tipo I che per quelle di tipo II. La grande utilità delle esercitazioni di forza nell’età adulta avanzata non si limita soltanto ai senior attivi o indipendenti: da tempo si conoscono i potenziali miglioramenti nelle prestazioni ottenibili sui senior affidati a strutture sanitarie residenziali a causa di loro limitazioni funzionali, e della relativa indipendenza che hanno ottenuto con i training di forza si sono dimostrati in miglioramento nelle prestazioni in popolazioni speciali di senior, come ad esempio i post-stroke, che hanno seguito training di forza

L’allenamento di forza è l’unico in grado di contrastare efficacemente la perdita di massa muscolare, agendo in particolare sulle fibre muscolari di tipo II e producendo risposte anaboliche di adattamento non ottenibili con gli allenamenti aerobici. Questi ultimi, infatti, non sono in grado di indurre ipertrofia, aumentare la forza e la potenza di contrazione, come è in grado di fare l’allenamento anaerobico. Quest’ultimo è anche in grado di stimolare la capacità neuro-motoria specifica di reclutamento delle fibre muscolari di tipo II consentendo sia un miglioramento dell’output muscolare di forza, sia d’intervenire positivamente nel rallentare i fenomeni di denervazione già descritti 56.

Si possono somministrare allenamenti di forza nei soggetti anziani, senza che questi possano incorrere in alcun pericolo, attraverso una adeguata programmazione. A questo proposito, è stato dimostrato che attraverso stimoli di appropriata intensità si possono produrre guadagni di massa muscolare e di forza comparabili con quelli ottenibili negli individui più giovani.

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